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lunedì 30 maggio 2016

Quantità di alcool consentiti per maschi e femmine

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Relazione tra cottura e digeribilità delle uova

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sabato 7 maggio 2016

Come affrontare l’obesità senza patire la fame.

L’obesità è una patologia che, negli ultimi decenni, è cresciuta in maniera esponenziale in tutte le fasce di popolazione dei paesi industrializzati. Comunque è definibile una sindrome la cui eziopatogenesi è molto varia generata da numerose possibili cause: genetiche, endocrine, metaboliche, psicologiche, sociali e comportamentali. Dall’obesità scaturiscono molte patologie: diabete, ipertensione, tumori, malattie cardio-vascolari, malattie epatiche e renali. Ma soprattutto la storia dell’obesità non può essere generalizzata, ogni paziente ha un vissuto alimentare che nasconde tante informazioni personali note e ignote che, se individuate, permettono al nutrizionista di orientarsi verso un percorso dietetico adeguato e personalizzato. Inoltre, ogni storia di obesità sviluppa un quadro patologico correlato che va trattato in maniera mirata con la terapia dietetica appropriata per risolverlo e correggerlo in modo duraturo.
Sicuramente un percorso dietetico corretto, adeguato e bilanciato , per avere un effetto a lungo termine, non deve essere supportato da un trattamento farmacologico. Il paziente deve imparare a correggere il suo comportamento alimentare naturalmente, con lo scopo di :

  •   Saper scegliere cibi che hanno seguito una filiera alimentare controllata.
  •  Saper cucinare i cibi consigliati dalla dieta in modo sano e leggero per disinquinare il palato dal gusto degli additivi alimentari.
  •  Controllare gli istinti irrefrenabili ad assumere cibo.
  • Non usare il cibo come un antidepressivo o un ansiolitico.
  •  Non avere fretta a tavola per aumentare il senso di sazietà. Il cibo va masticato bene e va gustato con calma perché la digestione sia migliore.
  • Conoscere che si ingrassa non solo per la quantità del cibo che mangiamo ma anche par la qualità dello stesso.  
  • Si ingrassa perché si assumono più calorie di quelle necessarie al fabbisogno metabolico.
  • Fare movimento in qualunque modo: in palestra, con i lavori domestici, salire le scale, fare lunghe passeggiate, ecc.
  • Una sana e corretta alimentazione ci protegge da molte patologie e ci salva la vita.
 L’alimentazione moderna esclude spesso frutta e verdura per dare spazio a prodotti confezionati e troppo raffinati che non hanno lo stesso potere nutritivo del prodotto fresco.   Commettiamo insomma degli errori ripetuti che spesso non ci fanno ottenere il risultato sperato o peggio che ci fanno andare incontro ad un deficit qualitativo del cibo assunto. Il grasso superfluo può essere eliminato senza privare il nostro corpo delle sostanze di cui ha bisogno quotidianamente. Ogni giorno nella nostra dieta devono esserci tutte le sostanze che il nostro organismo non produce e che si trovano solo in determinati alimenti. Con un alimentazione varia e di ottima qualità, noi garantiamo ogni giorno, un certo quantitativo di “molecole essenziali” che il nostro organismo utilizzerà per farci conquistare e mantenere un’ ottima forma fisica.
In conclusione come dobbiamo comportarci a tavola?
1)    Diminuite la quantità di grassi animali.
2)    Mangiate più frutta  e verdura dilazionata durante la giornata.
3)    Bere almeno 1, 5 lt di acqua naturale al giorno.
4)    Preferite la carne bianca a quella rossa.
5)    Consumare poco frequentemente i formaggi stagionati, i salumi , i cibi precotti ,le bibite zuccherate e gli alcolici .
6)    Avere la bilancia come amica sia per pesare gli alimenti che per pesarvi al fine di valutare costantemente il peso corporeo e le sue variazioni.
7)    Cercate di evitare le fritture e gli alimenti sott’olio e cercate sempre pietanze leggere e povere in condimenti.
8)    Consumate poco sale , caffè e fumo.
9)    Non andate immediatamente a letto dopo cena in modo da poter digerire il cibo consumato.
10)           Non fidarsi delle diete “fai da te” o di quelle trovate sulle riviste; ogni individuo deve adattare la sua alimentazione al suo fisico, al suo stile di vita, ai suoi gusti, al suo stato di salute. Per questo si deve sempre consultare un professionista del settore che potrà consigliarvi e guidarvi in modo esclusivo.
                                   
Ricordate sempre che il cibo è l’unico farmaco che cominciamo ad assumere alla nascita e terminiamo di assumerlo l’ultimo giorno della nostra vita. Quindi se lo assumiamo correttamente ci cura ma se lo assumiamo in maniera impropria ci fa ammalare.


venerdì 6 maggio 2016

Cosa nascondono i cibi senza zucchero?

                                                 
Negli scaffali dei supermercati troviamo ,sempre più spesso, prodotti con la dicitura “senza zucchero”o “light” o “sugar free” .  Per motivare i numerosi peccati di gola, anche coloro che non hanno alcuna patologia, scelgono prodotti senza zucchero pensando di controllare lo stato di salute e la linea . Vediamo invece cosa realmente acquistiamo !
Prima di tutto prendiamo in considerazione gli zuccheri naturali, ossia quegli zuccheri che si ottengono senza lunghi e articolati processi di estrazione o di sintesi chimica, inoltre articoli che hanno, in media, 400 KCal per ogni 100 gr di prodotto.
Il più famoso, tra gli zuccheri naturali,  è lo zucchero bianco o saccarosio ,estratto dalla barbabietola o dalla canna da zucchero. E’ bianco perché viene raffinato e sbiancato con anidride solforosa. Questo zucchero non scade mai e ha un alto indice insulinemico, quindi vietato per i diabetici.
Oggi sta conquistando il mercato lo zucchero grezzo di canna che, nonostante il suo colore giallo-beige ( dovuto a piccole quantità di melassa o caramello di cui viene addizionato), rimane simile allo zucchero bianco quindi anch’esso con alto indice insulinemico . Comunque non viene sbiancato ma solo raffinato  e contiene pochi sali minerali.
Lo zucchero integrale di canna è invece molto ricco di sali minerali e vitamine perché non  viene né raffinato e né sbiancato e possiede un indice insulinemico più basso.
L’antichissimo miele  è ricco di vitamine , sali minerali e tutti gli amminoacidi essenziali. E’ il migliore di tutti i dolcificanti ma va comunque usato con cautela per il suo eccessivo tenore di zuccheri.
Se i prodotti dolciari “senza zucchero” devono comunque avere un gusto dolce, quali alternative scelgono per dolcificare ?
Andiamo a considerare alcuni dolcificanti usuali.
Il più conosciuto è il fruttosio ossia uno degli zuccheri presente nella frutta insieme al glucosio e al saccarosio . Il fruttosio non può essere utilizzato come tale dalle cellule e quindi deve essere trasformato in glucosio o in grassi. Non causa iperglicemia ma aumenta i trigliceridi e predispone ad ipertensione, patologie cardiovascolari e obesità. Quindi non va usato frequentemente e non va consumato dai diabetici . Può essere liberamente consumato solo se naturalmente contenuto in frutta e verdura.
Anche gli zuccheri della frutta, seppure apparentemente naturali , stimolano la produzione di insulina e innalzano la glicemia .Solo se il prodotto riporta la dicitura “contiene naturalmente zuccheri della frutta” (per es. nelle marmellate senza zucchero)  allora si tratterà di zuccheri già presenti nella frutta già prima della sua lavorazione.
Il sucralosio o E955 ha un elevatissimo potere dolcificante . Consumato in alte dosi può agire negativamente sul sistema immunitario.
La saccarina, in Italiaè consentita per scopi farmaceutici e non è vietata negli alimenti e nelle  bibite dietetiche  ma l’etichetta deve segnalarne la presenza in quanto ,tali prodotti,non vanno consumati dai bambini e dalle donne in gravidanza.
L’aspartame è formato da acido aspartico, fenilalanina e metanolo. Il metanolo è molto tossico e, in seguito a vari studi, si è visto che può alterare la chimica cerebrale influenzando un aumento dell’appetito, emicrania, orticarie e disturbi della  funzionalità nervosa. La fenilalanina è inoltre vietata in persone che soffrono di fenilchetonuria. C’è da aggiungere che l’aspartame dolcifica bene le bevande fredde, mentre ,se viene riscaldato, il potere dolcificante si riduce notevolmente tanto da richiedere l’aumento delle dosi. Nei dolci cotti a 200°C diventa tossico perché si degrada al calore.
Mannitolo ,  xilitolo , ciclammati e sorbitolo  hanno effetto lassativo ed aumentano la produzione di insulinaHanno circa il 40% di calorie in meno del saccarosio e si trovano in molti prodotti dolciari come caramelle o chewing gum. Sono sconsigliati nei bambini sotto il primo anno di vita perché possono causare meteorismo e crampi addominali.

La stevia ha un elevato potere dolcificante e non ha calorie, è relativamente stabile nel tempo e alle alte temperature . Si stanno conducendo degli studi su questo prodotto che risultano ancora controversi e quindi è bene limitarne il consumo.
La lista non finisce qui; sono ancora da ricordare: il malto, il maltitolo, l’isomalto, la melassa, gli sciroppi (d’acero, di riso, d’agave). Tutti quanti edulcoranti efficaci, ma un loro consumo eccessivo può innalzare comunque i livelli di insulina e sono controindicati nei diabetici. Inoltre, se  esistesse realmente un prodotto dolciario senza zucchero o edulcoranti di ogni tipo, comunque l’ingrediente principale, cioè la farina, fa  comunque parte dei carboidrati complessi (come anche le patate e i cereali); quindi possiede molte calorie e un alto indice glicemico . Concludendo, anche la farina, deve essere consumata in dosi limitate  principalmente dai diabetici, ma anche da chi vuole mantenere il peso forma.

giovedì 5 maggio 2016

STRATEGIE PER IL CAMBIAMENTO DELLE ABITUDINI ALIMENTARI.


                                                   

Quando dobbiamo affrontare un cambiamento ci poniamo sempre una serie di domande su quanto tutto questo potrebbe essere favorevole o sfavorevole!
Se poi il cambiamento riguarda le abitudini alimentari ,tutto diventa ancora più complicato; si ha paura di mangiare poco, di rinunciare ai gusti forti , di non riuscire nell’obiettivo …  Di stare troppo in cucina !
Il cambiamento delle abitudini alimentari può essere lento o immediato. Il cambiamento immediato è causato principalmente da problemi di salute; alcuni cibi fanno male e per questo vanno eliminati. I problemi di salute sono, in genere, le motivazioni più valide che ci portano ad essere coerenti e costanti nel seguire un nuovo stile di vita. Può esserci qualche momento di debolezza ma immediatamente ci si rimette sulla retta via.
Il cambiamento lento è graduale. Poco per volta rinunciamo ai cibi vietati per dare spazio ai cibi salutari. Questa gradualità, per chi riesce a raggiungere la meta, porta ad un risultato lungo e duraturo. 
Non è possibile stabilire a priori quale dei due modi di cambiare sia migliore , perché ognuno di noi ha la sua personalità e solo il consiglio di un nutrizionista può aiutare nel percorso cambiando ed adattando lo stato psicologico a quello alimentare. In tutti i casi colui che vuole cambiare abitudini alimentari deve avere una forte volontà e determinazione.
Cambiare alimentazione, qualunque sia il motivo per cui si ritiene farlo, deve prevedere nuove regole semplici e compatibili con la nostra gestione del quotidiano; la collaborazione del nutrizionista diventa fondamentale nel ripartire le calorie nei vari pasti della giornata e adattare ogni pasto agli orari di lavoro o di studio. Inoltre il nutrizionista interviene nel consigliare menù gustosi e di facile preparazione e, per chi non riesce assolutamente a rinunciare ad un suo “alimento goloso”, la possibilità di adattare anche piccole dosi di  golosità che possono aiutare il paziente a proseguire il percorso dietetico.
Per mangiare in maniera più sana e comunque gustosa potremmo:
-rieducare il nostro senso del gusto: rinnovare il modo di cucinare, ampliare la gamma di ingredienti, diminuire i cibi industriali per ritrovare i gusti naturali , inserire più erbe aromatiche.
-eliminare gli esaltatori del gusto:ossia sostituire il glutammato monosodico ( il famoso dado da brodo) con le spezie naturali.
-modificare l’approccio col cibo: pensare al cibo come un atto di amore verso noi stessi,  prendersi cura del proprio corpo per guarire o migliorare.
Cambiare il modo di mangiare può generare disapprovazione da parte di amici e parenti. Nulla deve distrarci dall’obiettivo! Il coinvolgimento del nucleo familiare è molto importante. Sono le mamme e le mogli  le regine dei fornelli e vanno aiutate sia nella scelta del menù sia nell’approvvigionamento dei viveri. Cambiare il modo di mangiare non significa vivere isolati , non concedersi un pasto al ristorante con gli amici o una festa di compleanno;significa invece, poter condividere il nostro tempo o i nostri spazi con gli altri sapendo cosa scegliere e quanto mangiare per non sbagliare regime dietetico. Quando, chi ci frequenta, non giustifica il vostro cambiamento per una motivazione estetica , non avrà nulla da obiettare verso un problema di salute (che voi sarete bravi ad “inventarvi” al momento giusto!).  
Coloro che non hanno molto tempo per cucinare o per fare la spesa, possono utilizzare cibi surgelati non precotti o ricette semplici e veloci  (tipiche della cucina mediterranea) senza dover rinunciare ad una alimentazione sana.
Una particolare attenzione la rivolgo ai genitori che hanno ancora bambini piccoli:loro hanno una responsabilità maggiore perché ogni volta che mangiano insegnano, ossia i bambini ci osservano e ci giudicano, imparano da noi le buone o le cattive abitudini: Quindi se amiamo i nostri figli abbiamo il dovere di cambiare noi stessi per ottenere uno stato di salute ottimale anche per loro.


mercoledì 4 maggio 2016

Alla ricerca della farina ideale!


                                            
Spesso, le persone che mi chiedono consulenza, mi pongono varie domande su quale farina scegliere affinchè ne traggano beneficio la salute e l’eventuale dieta dimagrante. In seguito a questa incalzante moda che propone alcuni cibi anziché altri , vorrei esprimere anch’io il mio parere. Per prima cosa vorrei  ricordare che la farina si ottiene dalla macinazione di alcuni tipi di cereali, semi, radici e leguminose ed è costituita principalmente da amido e da una quota variabile di proteine, grassi e fibre. La più usata è la farina di frumento che contiene  la gliadina e la glutenina,  due proteine che a contatto con l’acqua reagiscono a formare il glutine. Il glutine è una sostanza colloidale che crea un reticolo elastico capace di trattenere i gas che si sviluppano dalla lievitazione. Purtroppo il glutine, da alcune persone , non è ben tollerato perché affette da celiachia o da gluten sensitivity. Pertanto, come scegliere la farina più adatta ad una sana alimentazione? Prima di esprimere un  mio parere, voglio elencare le farine in base ad alcuni loro requisiti e alla presenza o meno di glutine.
Le farine che contengono glutine sono:
·        Farina di frumento 00: ottenuta da grano tenero raffinato dal quale è stato rimosso il germe di grano e le fibre (345 kcal per 100 gr). Possiede solo amido (con granuli grandi) e proteine. Questa farina viene usata per preparare pasta fresca , prodotti da forno e dolci. Ha un alto indice glicemico.
·        Farina di frumento 0: ottenuta da grano tenero raffinato dal quale è stato rimosso il germe di grano e le fibre (341 kcal per 100 gr). Possiede solo amido (ridotto in microgranuli)  e proteine. Questa farina viene usata per preparare pasta fresca , prodotti da forno e dolci. Ha un alto indice glicemico.
Particolare attenzione riveste la farina manitoba ,una farina di grano tenero del Nord America ( e prende il nome dalla zona di produzione, Manitoba, una vasta provincia del Canada). Questa farina è  ricca di glutine e povera di amidi (325 kcal per 100 gr). L'impasto fatto con la manitoba risulterà più elastico e per questo adatto in panetteria (pane e prodotti da forno), pasticceria (dolci a lievitazione lunga) e pizzeria.
·        Farina di frumento di tipo 1 e 2: ottenuta da grano tenero meno raffinato delle precedenti, nella quale ci sono più fibre e proteine. Viene usata per pane e pizza. La farina tipo 1 possiede una percentuale maggiore di crusca rispetto alla 0 (320 kcal per 100 gr). La farina tipo 2 è conosciuta anche come farina semi-integrale (320 kcal per 100 gr) ed ha una percentuale di crusca maggiore della tipo 1. Hanno entrambe  un medio indice glicemico.
·        Farina di frumento integrale di grano tenero: ottenuta da grano tenero, contiene il germe di grano,  molte fibre, vitamine, sali minerali e grassi insaturi (319 kcal per 100 gr). Ha un alto indice glicemico.
·        Farina di frumento di semola di grano duro: ottenuta da grano duro, contiene amido a granuli grossi e viene utilizzata per produrre pane e pasta (314 kcal per 100 gr). Se integrale ha un medio indice glicemico. Un’attenzione particolare alla Farina di frumento Senatore Cappelli:  è una farina di grano duro. Fu dedicata al marchese abruzzese Raffaele Cappelli, senatore del Regno d'Italia che, negli ultimi anni dell'Ottocento, aveva avviato le trasformazioni agrarie in Puglia . Il Cappelli è ancora coltivato dopo quasi un secolo, in particolare nel meridione d'Italia (Basilicata, Puglia, Sardegna), per la produzione di pasta di qualità superiore , pane e pizza biologici (333 kcal per 100 gr) .  
·        Farina di farro: si trova integrale e raffinata e si usa per la panificazione, per ottenere prodotti da forno e dolci (333 kcal per 100 gr). Il farro rappresenta il più antico tipo di frumento coltivato ed è utilizzato dall’uomo come nutrimento fin dal Neolitico. Sia integrale e sia raffinato ha un medio indice glicemico.
·        Farina di Kamut :deriva dalla varietà di grano Khorasan ,si trova integrale e raffinata e si usa sia per la panificazione che per produrre pasta (359 kcal per 100 gr). “Kamut” non è il nome del  grano ma è il marchio commerciale che la società Kamut International ltd (K.Int.) , fondata nel Montana da Bob Quinn, ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77. Il Khorasan può essere coltivato liberamente da chiunque e dovunque, ma solo il consorzio di agricoltori che fa capo all'azienda americana proprietaria del marchio registrato Kamut può usare la denominazione Kamut attraverso la quale intende garantire determinati standard qualitativi e l'assenza di ibridazioni. Il Grano Khorasan è una specie appartenente allo stesso gruppo genetico del frumento duro; tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali non ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri frumenti. Come ogni frumento, il Khorasan è inadatto per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine e ne contiene in misura superiore a quella dei frumenti teneri ed a numerose varietà di frumento duro. Sia integrale e sia raffinata la farina di kamut ha un medio indice glicemico.
·        Farina di Orzo: si trova integrale e raffinata e si usa per  la panificazione (357 kcal per 100 gr) . Sia integrale e sia raffinata ha un medio indice glicemico.
·        Farina di segale: ottenuta dalla segale, è utilizzata per cucinare il tradizionale pane a lievitazione naturale (336 kcal per 100 gr per la segale bianca e 318 kcal per 100 gr per la segale scura). Il pane di segale è preparato mescolando farina di segale e di frumento perché la segale ha un basso contenuto di glutine.  Sia integrale e sia raffinata ha un medio indice glicemico ma il pane che ne deriva ha un alto indice glicemico..
Le farine che non contengono glutine sono:
·        Farina di Mais: usato per preparare la polenta (362 kcal per 100 gr), con alto indice glicemico.
·        Fecola di patate: è amido ottenuto dalle patate e contiene moltissimo amido e poche proteine (349 kcal per 100 gr),. Ha un alto indice glicemico.
·        Farina di Grano saraceno: si trova integrale e raffinata e si usa sia per la panificazione che per produrre pasta (314 kcal per 100 gr). Sia integrale e sia raffinata ha un medio indice glicemico.
·        Farina di Ceci: si ottiene dalla macinazione dei ceci, ha molte fibre carboidrati e proteine (315 kcal per 100 gr).  Ha un basso indice glicemico.
·        Farina di Soia: si ottiene dalla macinazione della soia gialla, ha molte fibre carboidrati e proteine (446 kcal per 100 gr).  Ha un basso indice glicemico. Simili sono le farine di fagioli, piselli e fave.
·        Farina di Avena: si ottiene dalla macinazione  dell’avena, ha molte fibre carboidrati e proteine (385 kcal per 100 gr).  Ha un medio indice glicemico.
·        Farina di Castagne: si ottiene dalla macinazione delle castagne essiccate (325 kcal per 100 gr). Ha un alto indice glicemico.
·        Farina di Riso: si ottiene dalla macinazione del riso (360 kcal per 100 gr) . Ha un alto indice glicemico.
·        Farina di miglio, Farina di teff, Farina di amaranto, Farina di quinoa ,Farina di moringa, Farina di manioca (o farina di tapioca): non contengono glutine e varia l’indice glicemico a seconda del tipo in questione.
Cos’è l’indice glicemico (IG) ? E’ la misura della capacità di un alimento di far aumentare la glicemia dopo il pasto; dipende dalla capacità di un amido o di uno zucchero di essere più facilmente assimilato. In genere , l’IG cresce con i tempi di cottura, infatti, più si prolunga la cottura di una farina o di un cereale e maggiore diventa l’IG. Inoltre più piccole e più raffinate sono le particelle di amido e più aumenta l’IG. Il consumo abituale ed esclusivo di farina 00, la più diffusa tra le massaie e nell’industria, rappresenta un pericolo per la nostra salute, perché la totale mancanza di fibre rende gli amidi facilmente assimilabili e di conseguenza la glicemia sale rapidamente; questo determina un altrettanto rapido innalzamento del livello di insulina. Ciò può predisporre allo sviluppo di : obesità, diabete mellito tipo II, patologie cardiovascolari  e neoplasie. 
Farine integrali o molto meno raffinate hanno il grande vantaggio di mantenere intatti i nutrienti presenti nel germe, “l’anima” dei chicchi fonte di sali minerali, aminoacidi e vitamine, e nella crusca, la parte più esterna, che contiene le fibre.
Quando dobbiamo scegliere una farina dobbiamo considerare : l’indice glicemico più basso , le calorie più basse, il tipo di cottura alla quale dobbiamo sottoporla, il prezzo adeguato al tipo di prodotto, all’origine biologica, al luogo di produzione che determina il prezzo del prodotto ed alla semplice reperibilità . Comunque, non si deve dimenticare che molti alimenti che non fanno assolutamente salire l’indice glicemico (come formaggi stagionati , carni grasse e salumi) comunque hanno molte calorie e quindi , a modo loro, fanno ingrassare moltissimo. Quindi tutti i cibi vanno consumati con moderazione , anche tutti i cereali e le relative farine e derivati. Quindi bisogna orientarsi sulle farine di frumento di semola di grano duro integrale. Tutte le farine ad alto indice glicemico (ossia di frumento 0, 00 , frumento integrale di grano tenero, mais, fecola di patate, castagne ,riso , ecc.) vanno tenute lontane dalla dispensa di casa. Le altre farine menzionate (ossia di frumento 1 e 2, semola di grano duro, farro, kamut, orzo, grano saraceno ,avena, ecc.), avendo un IG medio, sia in forma integrale che in forma raffinata, devono avere un basso consumo, non solo per il loro potere iperglicemizzante , ma anche per le calorie e il costo elevato di alcune delle suddette farine. Considerazione a parte hanno le farine senza glutine , in quanto, pur avendo alcune un indice glicemico alto, devono essere obbligatoriamente consumate da coloro che sono affetti da celiachia e da gluten sensitivity.
Purtroppo, spesso la nostra alimentazione viene influenzata da costosissime mode e politiche di marketing che non sempre ci garantiscono i vantaggi sperati. Si va alla ricerca dell’alimento miracoloso che non ci faccia ingrassare e del quale possiamo abusarne. Ogni alimento subisce modifiche chimiche per ogni trattamento subito e non conserva le qualità chimiche originarie. L’uomo si è sempre nutrito di cereali e bacche, sin dalla sua nascita sul pianeta e ne traeva vantaggi nutrizionali in quanto il suo stile di vita era dinamico , integrale e viveva all’aria aperta. L’uomo moderno , molto sedentario, deve fare attenzione alla scelta degli alimenti che porta in tavola per evitare che il suo peso aumenti ad ogni boccone, rischiando di ammalarsi di patologie cronico-degenerative. Inoltre, l’uomo moderno deve fare attenzione al suo portafoglio, perché alcune mode lo svuotano molto velocemente.  


martedì 3 maggio 2016

Prova costume? ...Combattiamo la cellulite


                                                              

La cellulite o panniculopatia edemato-fibro-sclerotica , è un disturbo provocato da un’alterazione del tessuto adiposo sottocutaneo (ipoderma).  Il grasso che compone l'ipoderma è la nostra riserva energetica fisiologica ma, quando la microcircolazione (venosa e linfatica) nel suo interno peggiora, si verifica una ipertrofia delle cellule adipose che innesca ritenzione idrica e stasi di liquidi negli spazi intercellulari. In questo caso si è affetti da cellulite che colpisce principalmente il sesso femminile ( 8-9 donne su 10) . Possiamo distinguere 4 stadi di questo disturbo:
-1° stadio: caratterizzato da ristagno di liquidi (edema) e una forma iniziale di alterazione del flusso sanguigno.
- 2° stadio: la microcircolazione peggiora , rispetto al 1° stadio, e di conseguenza peggiora anche l'ossigenazione del tessuto; si ha, come conseguenza, una perdita di elasticità dei tessuti e la pelle diventa più pallida, fredda e densa.
-3° stadio: si formano dei piccoli noduli incapsulati da fibre di collagene che formano una fitta trama che ostacola il microcircolo e, come conseguenza, gli scambi metabolici con le cellule grasse. Si forma la famosa pelle a "buccia d'arancia" talvolta fastidiosa e dolente.
-4° stadio: i micro noduli aumentano di numero e si aggregano a formare macro noduli (palpabili, mobili e dolenti). Si genera un processo irreversibile in cui le fibre collagene si infittiscono ancora di più e aderiscono alle fasce muscolari.
Esistono vari tipi di cellulite. Le persone di mezza età o che spesso hanno subito l'effetto "yo-yo" (ossia più volte sono dimagrite e poi  nuovamente ingrassate ) sono soggette alla cellulite molle riconoscibile in quanto il tessuto fluttua con il movimento del corpo.
Le persone in buona forma fisica ,magre o in leggero sovrappeso possono formare cellulite dura alle ginocchia , cosce e glutei  (che, con il tempo, può diventare cellulite molle) .  La cellulite edematosa , invece, si presenta con un tessuto di aspetto gonfio e spugnoso, spesso dolente alla palpazione , in particolare, sulle gambe e può causare problemi circolatori.
La cellulite si localizza in molte parti del corpo in base ad una serie di cause scatenanti:  
- fattori ereditari: che implicano sia una variabilità ormonale, sia una maggiore fragilità capillare e la presenza di  varici.
- fattori ormonali: gli ormoni ovarici, ipofisari e tiroidei permettono la comparsa o il peggioramento della cellulite. Durante le fasi della vita ci possono essere variazioni importanti nella produzione di ormoni in seguito a :menarca, gravidanza e menopausa. Ma anche l'assunzione di contraccettivi orali o altri farmaci ormonali peggiorano il disturbo.
- problemi circolatori: la microcircolazione assicura cibo e ossigeno costante alle cellule, ma quando è alterata queste garanzie non ci sono più e quindi insorge il problema.
-postura : quando si modifica la curvatura fisiologica della colonna vertebrale la cellulite viene favorita ossia in:  gravidanza, obesità, sedentarietà, stare seduti con le gambe accavallate, stare troppo in piedi; in tutte queste condizioni vengono compressi i vasi sanguigni, viene alterata la respirazione e quindi si instaura una scarsa ossigenazione dei tessuti, si ostacola il corretto fluire della linfa e si riduce il trofismo cellulare.
- fumo e alcool
- alimentazione scorretta: se vengono consumati molto e spesso alcuni alimenti , la cellulite si insedia velocemente. Gli alimenti più incriminati sono: sale, formaggi grassi, carni rosse, cibi fritti, dolci, caffè, tè nero e molti altri.
- stress: lo stress è la causa delle cattive abitudini alimentari, della sedentarietà, dell'insonnia e di alcune dipendenze come fumo e alcool. Tutti nemici della cellulite.
-abbigliamento stretto: vestiti o biancheria intima troppo stretta causa cellulite all'inguine e alle cosce,mentre il reggiseno troppo stretto causa cellulite alle ascelle e alla spalla.
-scarpe inadatte: tacchi troppo alti causano cuscinetti di cellulite a caviglie e polpacci e altera la postura (come accennato sopra).
- vita sedentaria: la scarsa attività fisica e sportiva predispone a un maggiore accumulo di grassi e a problemi del microcircolo.
- malattie epatiche
La cellulite insedia in alcuni punti strategici del nostro corpo:
- sui fianchi e nell'interno ed esterno coscia : causata da indumenti stretti che impediscono la corretta circolazione (tipo duro o molle).
- parte posteriore della coscia: chi sta troppo seduto ( tipo duro e molle)
- parte posteriore della gamba: a "buccia d'arancia" e si accompagna a cuscinetti al ginocchio e alle caviglie.
-braccia e spalle: con rigonfiamento a livello del collo e alle ascelle ( tipo molle).
Come nutrizionista , anche se non ci sono soluzioni miracolose , confermo che l'alimentazione è la prima forma di prevenzione e di terapia per la cellulite. Un corretto stile di vita e un'alimentazione equilibrata alleviano i sintomi e permettono un miglioramento o la prevenzione del problema.
Le diete monotone e molto restrittive sono da evitare perchè ,una dieta povera in calorie ,porterebbe ad un calo di peso troppo rapido con conseguente effetto rugoso e flaccido del tessuto interessato. Quindi è consigliabile una dieta personalizzata a ridotto contenuto calorico. La dieta deve consentire il consumo di verdure e frutta di stagione ricche di fibra ,vitamine (C,E,A) ,potassio e antiossidanti. Ma non basta scegliere gli alimenti giusti, occorre anche cuocere gli alimenti proferendo cotture semplici (vapore, griglia media o bollitura) e povere in grassi . Nella pratica quotidiana bisogna ridurre molto il consumo del sale e dei cibi che ne contengono molto come: formaggi grassi stagionati, salumi, scatolette, conserve di verdure, dadi da cucina, patatine fritte, cibi precotti e alcuni tipi di pesce e carne.
Bisogna anche evitare i cibi che contengono glutammato e additivi, dolci, bevande zuccherate, alcool, acqua gassata , caffè , tè nero, cioccolato.
Bere molta acqua naturale o tisane senza zucchero (preparate con le bustine per infusione) aiuta ad eliminare tossine e scorie.
 Come condimento grasso, è consigliabile preferire l’olio extravergine d’oliva ed evitare il burro e la margarina.
Esaltate il sapore dei cibi utilizzando condimenti astuti al posto del sale o degli insaporitori, come : aceto di mele o di vino, erbe aromatiche e spezie secche e fresche.

Insomma, non è semplice essere belle e in salute; ci spettano sempre sacrifici e rinunce, soprattutto quando si avvicina la prova costume. L'estate è una stagione crudele che mette in risalto tutti gli errori commessi durante l'anno. Quindi , non perdiamo tempo e mettiamoci a lavoro!   

lunedì 2 maggio 2016

Il lievito di birra...Un buon integratore


                                                           

Il comune denominatore per produrre bevande alcoliche è la fermentazione, ma solo l'industria della birra riutilizza il lievito per le fermentazioni successive. Questo lievito si chiama “di birra” perché è un residuo della fermentazione della birra e si ottiene attraverso la selezione di microrganismi, i Saccharomyces Cerevisiae, che sono funghi microscopici unicellulari e si moltiplicano  rapidamente. Per le sue numerose proprietà, durante il Medioevo, al lievito di birra venne attribuito il nome Goddisgoode ( God is good, "Dio è buono!") proprio per le sue innumerevoli proprietà. In commercio troviamo sia il lievito di birra secco (in scaglie, compresse o bustine), sia il lievito di birra in panetto, detto "del panettiere" (colonie pressate allo stato fresco).  Entrambi sono ricchi di principi nutritivi e in parte i fermenti attivi vengono neutralizzati e modificati dalla forte acidità gastrica, ma il lievito fresco in panetto può dar luogo a fermentazioni intestinali, alterazioni della flora batterica e depauperamento delle riserve vitaminiche del gruppo B. Di conseguenza, l'uso che se ne fa ,come integratore alimentare, indirizza la scelta verso il lievito di birra secco.
Il lievito è costituito , in peso secco, dal 45-60% di proteine ad alto valore biologico , 25-35% di carboidrati (mannani , β -glucani, glicogeno, trealosio), 4-7 % di lipidi , 6-9% di sali minerali (magnesio, zinco, fosforo, potassio, ferro, cromo, calcio e selenio) e tutte le vitamine del gruppo B.
Il lievito di birra, somministrato ad uso terapeutico, lo si trova in farmacia sottoforma di compresse e bustine ed è un potente integratore alimentare, completo e naturale, che al bisogno viene consigliato dal proprio medico. Tra gli innumerevoli benefici ricordiamo che è : un potente ricostituente , riduce l'omocisteina (che favorisce le placche aterosclerotiche) , regola il metabolismo, rinforza capelli e unghie, ripristina la flora batterica intestinale,  depura il fegato e la pelle ed è un ottimo rimedio contro l'osteoporosi.
Cosa accade, invece, durante la lievitazione e la cottura nella produzione di prodotti da forno?
Quando ad una farina si aggiungono acqua e lievito (in panetto o granulare) si innescano dei processi chimici.   Il lievito , in presenza dell'ossigeno e alla temperatura di massimo 30-35 °C, inizia velocemente a moltiplicarsi producendo anidride carbonica e alcool etilico, che evaporeranno molto velocemente in cottura . L'anidride carbonica fa  espandere l'impasto, mentre l'alcool  etilico e alcuni costituenti minori contribuiranno a conferire l'aroma al prodotto. I lieviti vengono inattivati già a 50°C ma, durante la cottura , che varia a seconda del formato di pane, la temperatura si aggira intorno ai 250°C e il lievito viene completamente inattivato.  
Spesso si teme di consumare pane e pizza, perchè in alcuni soggetti causa gonfiore addominale. E la colpa viene data al lievito! Il problema è che se la pasta della pizza (e del pane) non viene fatta maturare a sufficienza, “maturerà” poi nel nostro stomaco! Durante la digestione infatti, tutto l’amido dovrà essere scomposto e, per far questo, servono enzimi che utilizzano acqua! Ecco perché spesso abbiamo una gran sete e facciamo fatica a digerire dopo aver mangiato la pizza! 
E' vero che ci possono essere dei casi di allergia al lievito di birra, ma è vero anche che i sintomi che spesso si accusano, sono di altra natura. Prima di tutto parliamo della temperatura; il pane caldo appena sfornato e la pizza (che viene servita e consumata calda) possono irritare i primi tratti dell'apparato digerente in quanto ingeriti a temperatura superiore a quella corporea.
Inoltre, nei casi in cui si necessita di una lievitazione veloce, il panificatore usa più lievito delle dosi consentite e quindi si produce maggiore quantità di alcool etilico che ha potere irritante sulla mucosa.
Per chi sospetta, invece,  di essere "intollerante" ,e non allergico, al lievito di birra ed al lievito naturale, deve evitare non solo : pane, pane sardo, cracker, grissini, fette biscottate, pasticceria lievitata e pizze,  ma deve evitare anche il consumo di torte, salse varie, vino, birra, alcolici, dadi da brodo, aceto di ogni genere, funghi, tutti i formaggi freschi e stagionati, yogurt, miele, maionese, salsa di soia, salsa tamari, farmaci con estratti di lievito , integratori vitaminici del gruppo B, avanzi di cibo, ortaggi ad avanzato stato di maturazione. Come mai? Perchè, non sono solo pane e pizza a contenere lieviti, ma anche tutto ciò che subisce uno stato fermentativo. Infatti, qualunque alimento avanzato e consumato molte ore dopo la cottura,  modifica la sua composizione chimico-fisica, e diventa un ottimo terreno di coltura per lieviti e muffe.  
In conclusione, se accusate problemi gastro-intestinali (gonfiore, crampi, bruciore, nausea, ecc.) eseguite, innanzitutto, specifici accertamenti diagnostici per escludere patologie serie e poi procedete ad una adeguata alimentazione che vi risolve il problema senza rinunciare ai piaceri della buona tavola donandovi , anche, un buon equilibrio  psico-fisico.


domenica 1 maggio 2016

La corretta alimentazione deve iniziare dal concepimento

                                                         

Ogni individuo ha difficoltà ad immaginare l'esistenza di un mondo microscopico. E' più semplice valutare tutto ciò che riusciamo a vedere con i nostri occhi, ossia il macroscopico. Purtroppo, invece, è il mondo microscopico che condiziona la nostra vita, quindi, diventa complicato correggere dei difetti comportamentali o le proprie abitudini per adattarle ai bisogni cellulari.
Anche all'inizio di una gravidanza è difficile immaginare che delle cellule, in frenetica divisione, stanno "svolgendo un lavoro di assemblaggio" per modellare una nuova creatura nel ventre di una donna. Infatti la donna comincia ad essere consapevole del suo stato gravidico solo quando si accorge di avere un ritardo del ciclo mestruale. Cosa voglio dire con questo preambolo? Che la nutrizione dell'uomo inizia dal suo concepimento e, necessariamente, la gestante deve alimentarsi correttamente sin da quel momento.    
Prima di affrontare l'argomento sulla nutrizione del feto, desidero spiegare cosa accade all'ovulo (detto anche cellula uovo ) quando viene espulso dall'ovaio una volta completato il ciclo ovarico.
L' ovulo è la cellula più voluminosa prodotta dal corpo femminile ed è ricca di nutrienti. La funzione della grande quantità di sostanze nutritive contenuti nell'ovulo è quella di fornire l'energia indispensabile a far sopravvivere e crescere la cellula uovo dalla fecondazione all'impianto dell'ovulo fecondato nell'utero.
L'ovulo, giunto allo stadio di maturità completa durante l'ovulazione, è espulso, a turno, da una delle due ovaie e convogliato verso la corrispettiva tuba di Falloppio. In questo stadio, l'ovulo è avvolto dalla zona pellucida e dalle cellule del cumulo ooforo. La tuba uterina , grazie ai suoi movimenti peristaltici e alle correnti provocate dal battito delle ciglia dell'epitelio tubarico, permette all'uovo di avanzare nel suo interno. La fecondazione avviene nel segmento ampollare dell'ovidotto (dove l'uovo può sopravvivere ,senza essere fecondato, per circa 24 ore) e con essa inizia la segmentazione dell'uovo fecondato fino allo stadio di morula. La morula penetra nell'utero circa 84 e 96 ore dall'ovulazione, e si trasforma in blastocisti . La blastocisti rimane libera nel lume dell'utero per due - tre giorni e, verso il settimo giorno dall'ovulazione, aderisce alla superficie dell'endometrio ed inizia l'impianto dell'embrione che si completerà all'inizio della seconda settimana (circa l'undicesimo giorno).
L’ovulo in fase di sviluppo, mentre è ancora nel follicolo ooforo, riceve i nutrienti dalla rete vascolare della teca interna tramite le cellule della membrana  granulosa e la zona pellucida. Durante la fecondazione, la segmentazione e la formazione della blastocisti, siccome le riserve nutritive (vitello) dell'ovulo sono scarse, prima che i nutrienti arrivino attraverso il sangue materno, l’embrione viene nutrito dalle secrezioni tubariche che producono il latte uterino nelle prime 11 settimane di gravidanza . All'inizio della gravidanza, il latte uterino è l’unico nutrimento per l’embrione perché il tessuto placentare, molto più grande dell’embrione, e la pressione del sangue arterioso potrebbero rimuovere l’embrione dalle pareti dell’utero. Solo dopo le 11 settimane l’embrione è sufficientemente grande da sopportare ed accogliere il sangue della madre che filtra attraverso la placenta.
Quando scompare la zona pellucida e si forma il sinciziotrofoblasto, la blastocisti erode i tessuti materni e genera una cavità a pareti frastagliate nella mucosa uterina (decidua). In questa cavità, la blastocisti è immersa in un mezzo fluido formato da sangue stravasato, latte uterino e prodotti derivati dall’erosione (citolisi) degli epiteli di rivestimento , ghiandolari , deciduali e parietali dei vasi.
Con lo sviluppo del germe, diminuisce la nutrizione istotrofica ed inizia la nutrizione emotrofica che è conseguente all'impianto della placenta. La crescita della placenta è graduale nell’arco della gestazione; essa ricopre il ruolo di organo che presiede agli scambi fisiologici tra madre e feto. Inoltre, la placenta è anche considerata una ghiandola  endocrina complessa  e un  deposito di alcuni metaboliti. Gli scambi fisiologici comprendono il passaggio di sostanze  per la nutrizione, di ossigeno, di acqua, di ormoni, di vitamine e di anticorpi dalla madre al feto. Invece, dal feto alla madre si ha trasporto di anidride carbonica (CO) , di prodotti di rifiuto azotati e di ormoni fetali.
La barriera placentare funziona come una membrana semipermeabile dove molte sostanze a basso peso molecolare, in soluzione, sottostanno alle ordinarie leggi della diffusione : gas, ioni semplici,aminoacidi, urea, acido citrico, creatina, creatinina e monosaccaridi. La placenta, inoltre, è ricca di enzimi che assolvono a varie funzioni: una tra queste è la trasformazione del glucosio in glicogeno che viene accumulato nella placenta. Anche molte sostanze grasse vengono degradate enzimaticamente  e poi nuovamente sintetizzate durante il passaggio dalla barriera placentare. Ugualmente, alcune proteine ad alto peso molecolare, come gli anticorpi, possono passare attraverso la barriera placentare in quantità sufficiente a conferire al feto  e poi al neonato una immunità passiva ; tra le varie classi di anticorpi ricordiamo le immunoglobuline IgG  che conferiscono al feto  immunità verso alcune malattie infettive (difterite, scarlattina, morbillo).
Un elevato numero di sostanze sono responsabili di malformazioni durante lo sviluppo intrauterino del prodotto di concepimento. I fattori esogeni ad azione teratogena sono di varia natura: alcuni farmaci ed altri composti chimici, le carenze alimentari, l’ipossia, alcuni agenti infettivi e le radiazioni ionizzanti.
La placenta è una barriera invalicabile per  molti  microrganismi che possono essere presenti nel sangue materno. Tuttavia fanno eccezione alcuni microrganismi che, invece, sono capaci di attraversarla facilmente come:
-          Le spirochete che possono attraversare la barriera placentare, nella seconda metà della gravidanza, e causare la sifilide congenita nel feto. 
-          Virus come quelli della rosolia, vaiolo, varicella, morbillo, poliomielite, enterovirus, coxachie, HIV, epatite B e C che sono la causa delle relative patologie.
I suddetti agenti patogeni, raggiungendo il feto, possono provocare l’infezione che a sua volta può determinare degenerazioni cellulari e malformazioni congenite.
Anche numerosi farmaci possono attraversare facilmente, per diffusione, la placenta e causare danni all’embrione. Tra questi vanno ricordati: gli antimetaboliti, gli psicotropi, i tranquillanti, alcuni sedativi, i barbiturici, i loro derivati e gli stupefacenti. E’ importante quindi consultare il medico ginecologo se si ritiene necessario assumere dei farmaci in gravidanza.
Gli ormoni prodotti dalla madre non attraversano la placenta e, se la superano, ciò avviene molto lentamente e quindi in concentrazioni esigue. Come ghiandola endocrina, il citotrofoblasto produce le gonadotropine corioniche che stimolano il corpo luteo a secernere estrogeni e progesterone in modo che
Nel caso specifico delle carenze alimentari non c’è dubbio che una dieta troppo povera in nutrienti o , al contrario, troppo ricca di nutrienti, può causare una carenza o un sovraccarico di sostanze nel sangue materno ed un alterato trasporto di nutrienti nel sangue fetale. Inoltre , va considerato che le donne che abitualmente consumano alcool, stupefacenti e sono fumatrici , in caso di gravidanza, se perseverano nella loro dipendenza , possono causare gravi danni al feto. Infatti, l’alcool, assunto in dosi elevate, può causare gravi malformazioni; i bambini nati da madri alcolizzate possono avere anomalie dell’incremento ponderale associato a ritardo dello sviluppo mentale  e microcefalia, anomalie a carico delle palpebre, dello sviluppo della mandibola e vizi cardiaci.   
E' evidente, quindi, che tutti i meccanismi cellulari che preparano e seguono la fecondazione sono già influenzati da un'esigenza nutrizionale completa e bilanciata.
Da quanto descritto si può apprendere che il feto inizia a nutrirsi dal momento del concepimento. Quindi, un sano stile di vita assunto dalla futura mamma permetterà al proprio figlio di iniziare la sua vita in piena salute. Una donna in forma ed in piena salute affronterà una gravidanza con meno rischi per sé stessa e per il suo bambino.

In conclusione, anche se alcune volte vi sembrerà difficile rinunciare a qualche debolezza, ricordatevi che, in quei nove mesi, state compiendo il più grande miracolo concesso alle donne: generare una nuova vita. E' un'esclusiva tutta al femminile, non sprecate questa occasione  e abbiate cura di voi.